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Casa della Cooperativa Astrea, Roma. 1950![]() Committente: Cofimprese - Cooperativa Astrea Collaboratori: Ugo Carletti, A. Quarra Impresa: Cofimprese – Cooperativa Astrea Le problematiche emerse durante la progettazione della casa Astrea sono dettagliatamente descritte da Moretti in un documento conservato nel suo archivio. Sono illustrate le difficoltà d’intervento, legate alla forma e all’orientamento del lotto, e le scelte tecniche ed architettoniche adottate per aggirare una difficile condizione iniziale. Ne deriva una inusuale disposizione degli appartamenti che all’esterno si risolve in un singolare movimento plastico delle superfici di facciata. Moretti ha detto: “E’ una costruzione ad uso di abitazione per i soci della Cooperativa edilizia ASTREA, edificata in Roma con disegni dell'architetto Luigi Moretti su un'area agli estremi del quartiere di Monteverde, aperta verso il nord su una nuova strada di piano regolatore. Questo particolare e non felice orientamento dell'area ha costretto a chiudere la casa verso la strada, per difenderla dai venti di tramontana e dal freddo di settentrione e, per contro, ad aprirla verso gli spazi laterali e interni che offrono una buona insolazione. Sono allora evidenti le ragioni che hanno indicato a portare le scale dell'edificio e due colonne di cucine e di bagni in facciata, a chiudere il più possibile il muro frontale, a porre pareti inclinate per le cucine in modo che la luce e l'aria di questi ambienti fossero aperte a levante o a ponente e difese dal nord. Il gioco plastico della costruzione nasce dalla pianta della casa che, per non perdere superficie sfruttabile, segue l'irregolarità dei confini dell'area. Nella fronte su strada le ali aggettanti che fanno schermo alle cucine, sono contrapposte agli incassi profondi dei balconi in modo da mettere in gioco, per il chiaroscuro e il senso plastico, differenze di aggetti di qualche metro.
La facciata quasi completamente chiusa è stata condotta particolarmente nell'ala a destra, come pura espressione musicale, come lirico giuoco di spazi, di aggetti, di ombre e di luci. Le scale sono illuminate da due finestre per ripiano delle quali una, la più sottile, è destinata all'arieggiamento e si ribalta nello spessore del muro. Il basamento dell'edificio è in “Travertino” di Tivoli in lastre lasciate naturali in scorza di cava. Anche qui, come per la Casa del Girasole, il "Rustico" della base assicura, in partenza, la difesa dalle manomissioni che l'usura del tempo fatalmente produce. La costruzione è in ossatura di calcestruzzo armato con pannelli di chiusura in laterizio ultimato ad intonaco comune tinteggiato, all'esterno, in bianco calce. Gli infissi delle scale e delle cucine sono in ferro, gli altri infissi esterni sono in legno…„
Moretti Luigi, Ricerche di architettura, in «Spazio», II (1951), 4, p. 69 |
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